autocoscienza

dito

L’autocoscienza è la coscienza che la Coscienza del Sé, e non l’io, ha di se stessa e del Sé. L’io è il prodotto di questa consapevolezza ed è semplicemente il dito che indica quello stato di consapevolezza superiore. L’autocoscienza è perciò il conscio, ossia l’insieme di Coscienza del Sé, mente e corpo, che permette, matura e realizza tale stato. Possiamo anche dire che il conscio – lo stato di autocoscienza – mentre è il naturale esprimersi della Coscienza, a livello della mente viene definito come il destino – il karma – della forma che lo consente.

 

senza io si sta meglio

io-ed-ego

L’esprimersi del conscio non termina con la sua forma materiale, con il corpo fisico, ma si ottimizza e definisce con la sua realizzazione, ovvero con la maturazione consapevole dell’Unicità. L’equivalenza tra il conscio e la Coscienza manifesta del Sé sottintende l’equivalenza di unicità ed unità, di individuo e TUTTO.

A livello della Coscienza non c’è la mente e questo significa che non c’è nessun io che sperimenti la realizzazione. Nell’unità accade il processo di consapevolizzazione della mente ed ogni qualvolta il conscio vive lo stato di Unità la mente ritorna in attività sempre più consapevole. Con lo stato costante di Unità il processo di maturazione della mente diviene anch’esso costante.

Sembrerà difficile credere che non si possa esistere anche senza un “io”, sebbene questo inconsciamente accade molte volte durante ogni singolo giorno, il solo pensarci crea una ulteriore resistenza ed attaccamento ad esso. Trascendere l’io è una delle cose più difficili, è molto più facile inventarsene un’altro più sottile e sofisticato, ma quando sfuma veramente l’immedesimazione con esso questo scompare automaticamente e scompaiono anche tutte le possibili identificazioni e si rivela la vera Coscienza del Sé.

Religione

Non sono contrario alla religione in sé, né la considero l’oppio o chissà cosa dei popoli, anzi. Dico solo che sono troppo poche, e per troppo poche non intendo dire che quelle esistenti sono insufficienti in contenuto o carenti in qualcosa, ma voglio dire che ognuno può scoprire e realizzare la propria spiritualità, la propria religione, la propria unicità. Ognuno dovrebbe scoprire e realizzare il mezzo più consono per sé per realizzare la Coscienza del supremo Sé, perché questo intendo per religione, per spiritualità. Nell’uomo è innato lo stimolo ad auto-realizzarsi. E questo stimolo-istinto, assieme a quello di conservazione di sé e della specie, rendono unico l’individuo tra i simili, ed è al di là del dover accettare o accontentarsi delle rivelazioni, saggezze, esperienze e convinzioni altrui. La mia non vuole essere una critica alle rivelazioni conosciute ma vuole essere una riflessione sulle forti pressioni a cui l’individuo è sottoposto: quelle del conscio collettivo innanzi tutto su quello individuale, quelle del potere precostituitosi in tali religioni, quelle della superficialità, dell’ignoranza, dell’apatia, della comodità di trovare qualcosa di già pronto e condiviso da tanti altri. Se mi consentite il confronto, le religioni sono un po’ come la lingua, la cultura, o la cucina: italiana, indiana, messicana, cinese, ecc., ecc.. Tutte le varie “cucine”, ad esempio, sono espressioni di microclimi e micro-esperienze diverse, denotano e caratterizzano uno stile di vita, usi e costumi differenti, di un collettivo formatosi, più o meno grande, in modo diverso rispetto ad altri. Queste varie diversità non dovrebbero mai precludere o interferire comunque su quella individuale. Andrebbero considerate in questo modo, punti di partenza e non traguardi assoluti. Ci si dimentica che ognuno ha comunque il suo modo e i suoi limiti di cucinare, i suoi gusti, la sua voglia più o meno spiccata di sperimentare e di andare oltre la classica ricetta. Il microclima più unico che raro, quello più sconosciuto, la cucina da inventare o reinventare e la religione da seguire e realizzare rimaniamo sempre noi stessi.

Es, io, ego, super-ego

Tutti questi termini della psicologia analitica si devono intendere al “come” si costituisce la personalità dell’individuo. Questa non definisce un “chi”, che è la coscienza di essere pura e semplice che ognuno deve scoprire – il cosiddetto io sono -, ma è il come il dito (la persona nella sua totalita di mente-corpo) indica la luna (la coscienza) – usando il classico modo dire.

Mentre i più guardano al dito come a se stessi in sostanza si tratta invece dell’esperienza mentale preconscia, conscia e subconscia associata alla stessa “esperienza” di essere, al corpo, agli altri e al mondo di ciò che in realtà è la coscienza di essere, la quale è al di là di ogni possibile esperienza.