Wellcome

Con questo sito intendo suggerire al ricercatore attento un approccio nell’auto-indagine per la realizzazione del Sé (la c.d. auto-realizzazione) del tutto intuitivo e semplice. Questo atteggiamento non abbisogna di ricercate conoscenze o sensibilità e nemmeno di spiccate facoltà (normali o paranormali) poiché trascende ogni forma di espressione concentrandosi su ciò che invece è il comune denominatore di ogni possibile forma, metodo, e “via spirituale”, ovvero l’Unicità che le contiene e definisce. Nello specifico il mio consiglio è quello di indirizzare e lasciare la propria attenzione, con la meditazione e la veglia consapevole, nello scoprire quella segreta ed invisibile “placenta” che contiene, nutre, e definisce le cose, mantenendone anche l’unità tra loro, proprio come lo sono la singola forma nell’unico tutto, l’attimo tra tutti i momenti, l’esperienza individuale in tutta la conoscenza. Si tratta di innescare nel conscio un processo della consapevolezza senza contaminazioni che ha lo scopo di condurre l’individuo a realizzare la stessa unicità dell’unicità, ossia di poter realizzare la Coscienza dell’unico Sé. Unicità è sinonimo di Coscienza dell’Unico. Per quanto possa sembrare banale l’essere consci di sé, il pensare, il vedere o il sentire le cose, il fatto di andare oltre questa automaticità e di intuire anche solo per un istante che “Una cosa per esistere deve essere unica!”, e che quindi tutti gli stati dell’essere per poter essere individuabili devono essere unici tra loro, è già di per sé un notevole passo in avanti. Si tratta in effetti della scoperta dell’unicità della coscienza di sé e di possedere una predisposizione alla realizzazione e alla libertà già in essere e assolutamente efficace così com’è. Una propensione che non necessita di essere arricchita da concetti filosofici e tanto meno da qualsivoglia credenza e dogma. Tutto ciò, scopriremo, viene dopo. Ma sappiamo, all’uomo piace colorare le cose a tal punto che si innamora e parla solo dei colori, di come si ottengono, di cosa significano, ecc., perdendo di vista ciò che è stato colorato. I classici temi mistici, come gli stessi termini spirituali usati e il medesimo concetto di spiritualità, rappresentano proprio questa capacità creativa dell’uomo di interpretare le diverse esperienze della realizzazione a seconda del proprio credere e del proprio vissuto. Con il tempo queste interpretazioni sono diventate oggetto di interesse, di studio, e anche di culto collettivo, divenendo religioni, filosofie, movimenti spirituali, tecniche di meditazione, metodi di insegnamento ed apprendimento. Per sedimentazione nel collettivo, per tradizione, e spesso anche per comodità, queste spiegazioni sono considerate “verità universali”, ma per la quasi totalità degli individui rimangono perlopiù delle seducenti astrazioni, dei poetici concetti e delle idealizzazioni, a cui credere o non credere, a cui associarsi o dissociarsi. Sebbene tutti questi concetti, credenze, rivelazioni contengano in sé comunque un grandissimo potere iniziatico e di ispirazione non sono anche esaustivi per ognuno. Per rendersene conto basta guardare quanti individui in effetti si realizzano rispetto ai miliardi di fedeli, di praticanti e seguaci nel mondo. In genere viene spiegato che ciò dipende solo dal fatto che non tutti sono pronti o all’altezza per comprendere, mentre io affermo che ognuno è solo diverso, e non potrebbe essere altrimenti. Le varie diversità di religioni, filosofie, rituali, yoga e tecniche meditative che sono immagazzinate come sottoinsiemi consci e subconsci nell’insieme collettivo non fanno altro che provare all’individuo l’esistenza di questo principio fondamentale di unicità che le ha generate. Malgrado tutto questo costituisca comunque una solida base di appoggio e di non ritorno nell’evoluzione dell’umanità e nonostante il conscio collettivo influisca attivamente nel concepimento e nell’imprinting di quello individuale (e qui ce ne sarebbero da dire di cose..), il principio di similitudine che accomuna tutti gli individui ad un gruppo, e più profondamente ad un unico essere, non è l’ultimo gradino, ma la soglia che introduce alla scoperta e alla realizzazione dell’unicità della Coscienza. Il criterio e la consapevolezza esistenziale di uguaglianza, per quanto veri e importanti nell’evoluzione della specie, delle differenti etnie, dei vari gruppi, e del singolo, non soddisfa appieno l’unicità di fondo a cui tutto tende. Nulla per quanto simile può essere identico all’esclusiva complessità, e alla sacra libertà che ne deriva, di ogni sempre “nuovo” individuo, che è di fatto la vera “spiritualità” da realizzare.

L’Unicità è possibile ed individuabile (ovvero realizzabile) solo nell’Unità. Ciò vuol dire che per poter essere consapevolmente UNO bisogna maturare l’Unicità originale, maturare la Coscienza dell’Unico, dell’Unico senza Unicità (il Sé assoluto). Di fatto, la vera realizzazione della Coscienza comporta anche la piena consapevolezza della sua stessa mutevole illusorietà rispetto all’unica monolitica realtà del Sé; è la liberazione da tutte le illusioni del conscio collettivo e non solo dall’individualità.

Andrea Casari

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